Di questo a quanto pare si è trattato la scorsa sera, quando un ragazzo
diciottenne di Aprilia ha subito un’aggressione da un gruppo di ragazzi. I fatti
sono noti a tutta la Città: il ragazzo stava camminando e un gruppo di ragazzini,
filmando con il telefono e sghignazzando tra loro, assestano un pugno sulla
nuca del diciottenne.
Perché un gioco? A quanto pare si tratta di una challenge chiamata
knockout, ossia mettere fuori combattimento. Lo schema della challenge
ripercorre quanto successo: aggredire con un colpo alla nuca, filmare tutto e
scappare.
Ma è veramente un gioco? No, considerarlo solo un gioco, una sfida tra
amici, sarebbe riduttivo e sminuirebbe la sofferenza della vittima e la gravità
dell’accaduto. Non è solo un gioco.
La violenza non può mai essere considerata un gioco, uno scherzo, una
sfida.
La violenza va sempre vista con sospetto e per quello che è: qualcosa di
grave, inaudito, che va oltre la comprensione del perché sia stata messa in
atto.
Siamo davanti ad una violenza gratuita il cui fine ultimo è divertirsi
facendo del male ad un’altra persona.
La gravità sta proprio in questo: non comprendere la portata terribile di quell’atto
che si sta per compiere o si è compiuto, ridurre la sofferenza della persona ad
un mezzo per divertirsi con gli amici. Proprio la sofferenza che si procura all’altro
è passata in secondo piano, nessuno ha pensato alle conseguenze di quel pugno. Conseguenze
che sono state disastrose per il nostro coetaneo, al quale questo evento
rimarrà per sempre impresso nella mente e sul suo corpo.
Quel branco, quello squadrone violento non ha pensato a tutto questo. Ha
agito come una massa ignorante che vede nella violenza l’affermazione della
propria identità. Uno squadrone che si è sentito tra le mani il potere di
decidere sulla vita di un ragazzo, la cui colpa era solo quella di trovarsi sul
cammino di quel gruppo che aggredisce per poi riderci su.
Come associazione che si rivolge ai giovani e che vede nei ragazzi e
nelle ragazze il potere di essere fonte di cambiamento, non possiamo che
stringerci attorno al ragazzo che è stato aggredito. Per lo stesso motivo, come
associazione attiva nel territorio di Aprilia, condanniamo questa violenza inaudita
e confidiamo che coloro che l’hanno messa in atto vengano puniti.
Aprilia non può e non deve essere una Città violenta, la società in cui viviamo non può esserlo. Inoltre, non possiamo permettere che per colpa di pochi un’intera generazione venga additata come aggressiva, così come quella stessa generazione non può non sentirsi al sicuro tra le strade della propria Città.
Per leggere la notizia:
https://www.latinatoday.it/cronaca/aprilia-pugno-giovane-gioco.html
L'immagine presente in questo articolo è stata presa dal sito: paginemediche.it

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