“Attributo
fortemente screditante”, così il sociologo contemporaneo Goffman definisce lo
stigma. Quest’ultimo non solo scredita l’individuo, ma lo declassa a qualcosa a
cui non è concesso avere uno status, un ruolo, una dignità. Lo stigma è un vero
e proprio marchio, una lettera scarlatta con cui gli individui di una società etichettano
ciò che è diverso da loro. Questa etichetta è permanente, può essere nascosta o
camuffata, tuttavia farlo significa vivere sotto la costante paura che si possa
essere scoperti.
Perché
parlare di stigma proprio oggi? Perché oggi è la giornata mondiale contro l'AIDS, una giornata di sensibilizzazione e di responsabilizzazione. In
questa giornata si sente spesso parlare di stigma dell’HIV e di stigma dell’AIDS,
ossia di attributi, discorsi e atteggiamenti screditanti verso coloro che hanno
contratto il virus e la malattia.
A
giocare un ruolo importante sull’attribuzione dello stigma è la poca
informazione sul virus e sulla malattia: non si conoscono abbastanza e se ne
parla poco. Il fatto che si parli poco di HIV non fa che aumentare l’alone di mistero
e di paura che ruota attorno al tema. Si allontana dalla società ciò che non si
conosce e lo si fa perché le cose che non consociamo ci fanno paura e dunque
allontanarle, piuttosto che comprenderle, è più facile e più immediato.
La
questione è che ad essere allontanato dalla società e dalla socialità non è il
virus, invisibile ad occhio nudo e non identificabile, ma l’individuo. Quest’ultimo
diventa personificazione vivente della malattia, dunque deve essere allontanato
per evitare qualsiasi genere di pericolo, per evitare di essere contagiati e
diventare a propria volta portatori di stigma.
Occorre
chiedersi se sia lecito e funzionale allontanare il pericolo per proteggersi da
esso. La risposta è no, non è né lecito né tantomeno funzionale. Non è lecito perché
privare un individuo dello status e della dignità è una vera e propria violenza
che si commette nei suoi confronti. Non è funzionale perché il virus dell’HIV
non smette di esistere solo perché allontaniamo chi lo ha contratto.
Questo ultimo aspetto merita delle precisazioni. È un dato di fatto che la
conoscenza in merito all’HIV e all’AIDS sia poca ed insufficiente, è
altrettanto vero che anni di questa errata conoscenza hanno portato i loro
strascichi anche nei giorni odierni. Dunque, è bene ricordare che l’HIV si può
contrarre attraverso il sangue e attraverso rapporti sessuali non protetti; mentre
non si contrae, ad esempio, stando semplicemente a contatto, abbracciandosi e baciandosi.
Perciò, allontanare chi ha contratto il virus ha il solo risultato di aumentare
la stigmatizzazione, la discriminazione e il senso di solitudine.
Il
vero modo per difendersi dal virus si basa su tre colonne portanti. La prima è
l’uso del preservativo durante i rapporti sessuali, esso infatti è ad oggi il
mezzo più efficace per difendersi dalle malattie sessualmente trasmissibili. La
seconda colonna riguarda l’educazione sessuale nelle scuole e nella società
tutta, poiché solo persone informate e consapevoli possono evitare di contrarre
il virus e di discriminare chi l’ha contratto. La terza colonna riguarda i test
per l’HIV, infatti conoscere il proprio stato di salute in merito permette di
iniziare precocemente una terapia e di vivere più consapevolmente.
Per approfondire vi segnaliamo alcuni articoli:
GIORNATA MONDIALE CONTRO L’AIDS NELL’ANNO DEL COVID-19; di G. Moraca
Vi segnaliamo inoltre il sito dedicato del Ministero della Salute:
https://www.uniticontrolaids.it/
La foto presente in questo articolo è stata presa dal web

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